giovedì 4 dicembre 2014

"Colpa delle stelle" di John Green ∾ Recensione


"A volte leggi un libro e ti riempie di uno strano zelo evangelico che ti convince che il
 mondo frantumato che ti circonda non potrà mai ricomporsi a meno che, o fino quando,
 tutti gli esseri umani non avranno letto quel libro. E poi ci sono libri come Un'imperiale
 afflizione, di cui non puoi parlare con altra gente, libri così speciali e rari e tuoi che 
sbandierare il tuo amore per loro sembrerebbe un tradimento."

Colpa delle stelle

Inizio questa recensione con una delle mie citazioni preferite prese dal libro "Colpa delle stelle". Questo perchè mi ha dato molto da pensare. Esistono libri da avere una tale potenza espressiva da considerarsi quasi come lo specchio della nostra anima? 
Una bella domanda dal quale incominciare. Ditemi la vostra!



Titolo: Colpa delle stelle 
Titolo originale: The fault in Our Stars 
Autore: John Green 
Traduzione: Giorgia Grilli 
Editore: Rizzoli 
Data di pubblicazione: 10 gennaio 2012 
Genere: Romanzo/ Drammatico 
Prezzo di copertina: 16,00 € Copertina rigida/ 9,99 € Ebook. 
Pagine: 350 
ISBN: 978-88-17-07633-3 
Voto: ✪✪✪✪✪

Trama 
Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.



Recensione
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Panorama l’ha definito “un libro devastante e squisito, due parole che vogliono dir tanto. Forse era meglio dire “un libro Squisito e (poi) devastante” proprio per via della trama gioiosa piena di vita, che carica il lettore di mille fantastiche emozioni per poi giungere ad un finale, invece, assolutamente strappalacrime.
Quando lessi gli ultimi capitoli del libro mi trovavo in metropolitana e stavo andando in accademia. Stentavo quasi a trattenere le lacrime. Ma non volevo fare figure e così mi sono controllata. Ma penso di aver fatto male. Colpa delle stelle è un libro che va letto in tutta calma (anche se paradossalmente si fa divorare facilmente) in solitudine, ma soprattutto in una stanza nella quale ci si può sfogare in un pianto liberatorio. E’ uno di quei libri che rimangono dentro la memoria del lettore, se quest’ultimo è stato attento da coglierne le sottigliezze poetiche di cui è caratterizzata la storia. Già dal fatto che una ragazza di sedici anni che ha come unico amico un libro (titolo “Un’imperiale afflizione”) che ha letto e riletto fino alla nausea, ci fa capire qualcosa. Poi ci si mette anche il cancro. E poi l’amore.
Tre elementi assolutamente di grande effetto. Non mi stupisco che John Green sia stato proclamato uno dei migliori autori e una delle menti più influenti del nostro secolo. Lo scrittore possiede una penna davvero potente. Stende le parole come se stesse regalando polvere di stelle. Un linguaggio brillante e colorito. Non ha paura di parlare di una malattia terminale e lo fa attraverso la mente di Hazel, la protagonista, con una tale naturalezza e spensieratezza che ci fa sorridere. E a volte anche ridere a crepa pelle.
Parla di adolescenti, che seppur scossi da una grave situazione come quella del cancro, non smettono di imparare, di gioire e di vivere emozioni. Più volte i poveri polmoni di Hazel Grace si sono trovati sul punto di esplodere!
Ed è bello leggere di quanta voglia abbia avuto (dopo tanto tempo che non riscopriva l’amicizia e l’amore) di correre, di urlare e di viaggiare.
Augustus, o meglio Gus, è senza ombra di dubbio il pilastro portante del romanzo. Un personaggio carismatico che conquista Hazel fin dalle prime pagine e che decide di farsi carico del suo dolore, sebbene egli si trovi a dover quotidianamente convivere con una protesi al posto della gamba. E’ una figura quasi eccentrica nel suo essere.





“[…] Poi Augustus Waters si è infilato la mano in tasca e di tutte le cose possibili ha tirato 
fuori un pacchetto di sigarette. Ha fatto scattare il coperchio e si è messo una sigaretta fra 
le labbra. «Non ci posso credere» ho detto. […] «… AVEVI UN DANNATO CANCRO e dai 
soldi ad una multinazionale del tabacco in cambio della possibilità di farti venire ANCORA
 PIU’ CANCRO. Oh, mio Dio. Ma lascia solo che ti dica che non essere in grado di respirare
 sai cosa fa? SCHIFO. Che delusione. Che delusione totale.» […]
«Non ti uccidono, se non le accendi» ha detto. «E non ne ho mai accesa una. È una 
metafora, sai: ti metti la cosa che uccide tra i denti, ma non le dai il potere di farlo.»”

Primo incontro tra Hazel e Augustus


Ho adorato le varie citazione riprese da versi famosi come William Shakespeare e i suoi sonetti. I discorsi, le osservazioni e i particolari mi hanno del tutto conquistata. Ogni personaggio è stato disegnato magnificamente ed in modo credibile. Forse meno l’amica Kaitlyn, che risulta come un’ombra nella storia e non le viene dato spessore. Anche se Hazel chiacchiera con lei, il personaggio risulta estraneo alle vicende, del tutto estromettibile. Ma a parte questa piccola parentesi, la trama segue il filo logico di una breve avventura: la realizzazione di uno dei più grandi desideri di Hazel, incontrare Peter Van Houten ad Amsterdam, scrittore di “Un’imperiale afflizione”. Potrebbe sembrare banale, ma credetemi, non lo è affatto. La storia prende una piega inaspettata, giungendo talvolta anche a qualche colpo di scena. Infatti Hazel rimane delusa nel scoprire realmente chi è il suo autore preferito. E questo inconveniente riesce solamente a legare ancor più i due giovani protagonisti che vivono un amore certamente sopra le righe, con nessun altro zucchero aggiunto. Nessuna sdolcineria mielosa e fastidiosa. Sublime.
Semplicemente una trama che conquista il cuore del lettore con la sua originalità, la sua spontaneità nei discorsi, la sua accortezza dei particolari e le vicende pure e felici. Ci innamoriamo anche noi dei protagonisti. Ci innamoriamo passo dopo passo insieme a loro, e comprendiamo le loro paure, le loro esigenze e la loro voglia di vita che il tempo, purtroppo, non può concedere in eterno. Perché il cancro ha fame di vita.
E proprio quando sembra essere tutto perfetto, ci viene strappata questa gioia.
E dentro il cuore del lettore non può che rimanere il vuoto.
Fortunatamente, però quest’ultimo viene presto rimpiazzato dalla spensieratezza di Hazel che, nonostante tutto, sceglie di andare avanti.



Un libro che vuole essere una metafora di speranza e di forza. Già partendo dal presupposto che lo scrittore abbia voluto introdurre un medicinale veramente funzionante contro il cancro, il Phalanxifor, che però non esiste, ci fa capire molto di quanto esso abbia voluto dirci. La forza che ha voluto infonderci. Come un messaggio per indurci a non arrenderci e a vivere a pieno la vita, prendendo al volo le opportunità che questa ci dona.

Semplicemente grandioso.



VOTO: 5 Stelle/ su 5

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JOHN GREEN è nato nel 1977. È cresciuto in Florida e in Alabama, dove ha frequentato una scuola non molto diversa da Culver Creek, e oggi vive a Indianapolis. “Cercando Alaska” è stato il suo primo romanzo e negli Stati Uniti ha vinto numerosi premi come miglior libro per Young Adults. Nel 2014 diventerà un film della Paramount Pictures scritto e diretto da Josh Schwartz, il creatore di The O.C. Rizzoli ha pubblicato anche Teorema Catherine e Città di carta.

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